Obiettivo

Garantire la permeabilità, la qualità e la funzionalità del suolo per assicurare la disponibilità idrica

Contesto

L'habitat urbano è il principale fattore dell'artificializzazione del suolo. Per tentare di gestire questo problema, è possibile imporre una limitazione del consumo del suolo integrando gli strumenti di pianificazione con norme specifiche che limitino la realizzazione di nuovi edifici su suoli naturali, incoraggino la rigenerazione urbana e che stabiliscano tecniche di adattamento delle zone edificate al cambiamento climatico.

Aspetti di governance

È importante che gli orientamenti strategici dei piani urbanistici includano il risanamento urbano fra gli obiettivi dell'assetto territoriale e favoriscano gli interventi volti a rispettare una gestione parsimoniosa del territorio e ad evitare l'edificazione di terreni naturali. 

I documenti e i progetti di pianificazione locale devono contenere disposizioni per la limitazione del consumo del suolo, in base ai tre principi seguenti:

  • evitare, dove possibile, qualsiasi ulteriore impermeabilizzazione del suolo nelle azioni di futura urbanizzazione;
  • limitare l'impatto dei nuovi insediamenti sul suolo naturale;
  • compensare rinnovando il tessuto esistente con la riduzione dell'impermeabilizzazione delle superfici già attrezzate.

Aspetti normativi

Per ridurre il consumo del suolo è quindi importante:

  • promuovere la densificazione delle aree edificate con strumenti di controllo delle nuove costruzioni e delle parcelle sottoutilizzate o non edificate, imponendo norme destinate a ridurre la diffusione urbana imponendo, in alcuni settori, una densità minima;
  • favorire il concetto di «rigenerazione dei territori», il cui obiettivo è di passare da una logica legata alla parcella individuale ad un ragionamento collettivo su un insieme territoriale specifico. A tal fine, si propone di istituire uno sportello unico che raggruppi tutti gli aiuti pubblici esistenti che sarebbero definiti mediante un «contratto di rigenerazione degli insediamenti»;
  • di ripristinare le aree industriali dismesse per riconnetterle al territorio circostante definendo parametri urbanistici (superficie minima al verde pertinente, superfici minime permeabili, ecc.) che garantiscano adeguati livelli di permeabilità delle superfici applicabili nella pratica, a seconda della destinazione d'uso;
  • istituire una «Guida delle buone pratiche», una guida di riferimento dei terreni per identificare il potenziale di ciascun territorio e controllare il rapporto tra gli spazi liberi e quelli edificati; la distanza tra le costruzioni e la strutturazione degli spazi pubblici (dimensionamento, vegetalizzazione o meno, larghezza dei binari...);
  • ridurre la superficie dei suoli impermeabili: diminuire la larghezza delle strade e la superficie dei parcheggi per ridurre le superfici impermeabili e, di conseguenza, la quantità di acqua di dilavamento, oppure utilizzare materiali drenanti;
  • individuare le parti del tessuto urbano consolidate in cui le strategie di risanamento sono prioritarie e in particolare per quanto riguarda la buona gestione delle acque meteoriche e la loro infiltrazione/riutilizzo nel sistema edificio/spazio aperto e definirne in dettaglio i tipi di intervento;
  • definire parametri urbanistici (superficie minima di verde pertinenziale, superfici minime permeabili, ecc.) che garantiscano, all'interno dei vari settori urbanizzati, livelli adeguati di permeabilità delle superfici applicabili nella pratica, a seconda della destinazione d'uso;
  • limitare la "distruzione" del suolo a favore di materiali/rivestimenti tecnici costosi;
  • limitare la movimentazione/manipolazione dei terreni nei cantieri edili.

Aspetti tecnici

È quindi importante utilizzare materiali permeabili laddove necessario.

Esiste un'ampia gamma di materiali per la realizzazione di superfici permeabili, adatte a vari utilizzi: 

  • l'uso di sistemi erbosi rinforzati da una rete di ghiaia o da erba (ideali per i grandi parcheggi che sono poco o occasionalmente utilizzati, come quelli delle stazioni sciistiche, dei campi da golf, dei siti turistici);
  • utilizzo di lastre di cemento permeabili in combinazione con fossi di drenaggio (soluzione ottimale per aree ad alto traffico come supermercati, centri commerciali, ecc.);
  • l'erba (che in realtà non è un materiale permeabile nel senso stretto del termine, ma può facilmente sostituire altri materiali in quanto protegge la superficie del suolo ed evita il deflusso dell'acqua, la polvere e la formazione di fango. Permette una copertura vegetale completa e contribuisce così al mantenimento di un microclima adeguato);
  • una pacciamatura a base di corteccia di alberi o di residui legnosi strutturati (in determinate condizioni - per esempio mancanza di precipitazioni, uso intensivo, maggiori necessità di manutenzione o ragioni estetiche) costituisce una buona soluzione);
  • ghiaia o, per superfici più limitate, l'installazione di ponti in legno o in plastica (utilizzati per terrazze da giardino);
  • la ghiaia-prato (che può assorbire fino al 100% l'acqua piovana) rappresenta attualmente la tecnica più promettente per le aree di parcheggio e le strade poco frequentate, ma occorre prestare attenzione alle restrizioni imposte dai servizi idrici che, in molti casi, per evitare la contaminazione delle acque sotterranee da acque inquinate, richiedono lo smaltimento diretto nelle fognature delle acque piovane che si riversano su vaste superfici;
  • gli autobloccanti erbosi (con maggiore stabilità e longevità rispetto alle lastre di plastica, ma i loro costi di installazione sono nettamente più elevati);
  • le superfici sovrapposte (le superfici semipermeabili più classiche utilizzate in particolare per i marciapiedi o le strade a bassa frequentazione, in funzione degli strati del sottosuolo);
  • blocchi di cemento distanziati (di solito utilizzati in aree urbane per parchi);
  • blocchi di cemento permeabili (con una struttura solida ma porosa).

Punti deboli e opportunità

Buone pratiche già adottate

Obblighi per l'attuazione in Valle d'Aosta

Aspetti di governance

Il PTP deve essere integrato con l'obbligo, per i piani regolatori, di preservare il suolo, dato il loro ruolo particolare in materia di infiltrazione delle acque:

  • evitare, ove possibile, l'impermeabilizzazione del suolo nella futura urbanizzazione;
  • limitare l'impatto dei nuovi insediamenti sul suolo naturale;
  • compensare rinnovando il tessuto esistente tramite la deimpermeabilizzazione di superfici già attrezzate.

L'Autorità regionale deve seguire l'approccio previsto dal titolo II, articoli 5 e 6 della l. r. 11/98.

Aspetti normativi

È importante verificare che le opere e gli usi previsti non siano in contrasto con la normativa prevista dal Piano Territoriale Paesaggistico e dal Piano di Protezione delle Acque.

È opportuno che i Comuni prevedano, nei piani di sviluppo, una riduzione del consumo del suolo con gli interventi necessari definiti negli «Aspetti normativi» sopraccitati (Norme del PRG) e definiscano le sottozone del territorio comunale nelle quali sono ammesse.

Raccomandazioni per l'attuazione in Vallese

Nel Vallese, la limitazione del consumo del suolo è definita dalla LAT e dalla Lcat ed è di competenza del SDT e dei comuni. La protezione qualitativa del suolo, la Lcpe, nel suo art. 51 atribuisce la responsabilità ai comuni per i danni fisici (impermeabilizzazione, compattazione). I comuni possono quindi integrare alcune misure di questa azione nei propri piani rregolatori comunali (RCCZ) nonché nei loro piani di zonizzazione (PAZ).

In termini strategici, questa azione risponde direttamente ai principi della strategia di sviluppo territoriale:

  • «Conservare superfici non urbanizzate nella pianura del Rodano» (1.2);
  • «Agire contro la propagazione urbana, vigilare sull'utilizzo misurato del suolo e sviluppare l'urbanizzazione verso l'interno» (3.4);
  • Puntare ad alte densità di costruzione nei luoghi appropriati e valorizzare contemporaneamente gli spazi pubblici (3.5).

Da un lato, questa azione risponde al principio 6 della scheda A.9 Protezione e gestione della natura del Piano direttore cantonale: «Rafforzare la natura nelle città per migliorare la qualità della vita urbana, limitare il rischio di inondazioni attraverso la creazione di suoli permeabili e combattere le isole di calore». D'altra parte, risponde ai diversi principi della scheda C.2 Qualità delle zone da costruire: lo sviluppo verso l'interno e il mantenimento e il rafforzamento della presenza della natura e della biodiversità in città, in particolare mediante la vegetalizzazione dello spazio urbanizzato.

Sulla tematica dello sviluppo verso l'interno, il cantone del Vallese (in collaborazione con Friburgo e Ginevra) ha realizzato una guida su «Le sfide dello sviluppo verso l'interno». La guida riassume le sfide legate allo sviluppo verso l'interno in 4 tematiche (processo, ambiente naturale, costruito e sociale) ed espone 32 progetti esemplari in materia di sviluppo urbano verso l'interno realizzati recentemente in Svizzera (nuove costruzioni, ristrutturazioni e progetti misti). 

Per l'attuazione dei principi legati alla vegetalizzazione, il Servizio dello sviluppo territoriale in collaborazione con il Servizio delle foreste, dei corsi d'acqua e del paesaggio è attualmente responsabile dello sviluppo del progetto Nature en ville et village (NeV2) nell'ambito del programma 2030. In una prima fase, l'idea è di sensibilizzare i comuni alla tematica e di aiutare nel lavoro i comuni per l'integrazione della natura negli strumenti di assetto del territorio.

Documenti e link utili

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